Castel Volturno, Regione istituisce zona protetta contro il Cpr
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Castel Volturno, Regione istituisce zona protetta contro il Cpr

La Regione Campania ha istituito una zona di protezione speciale nel territorio di Castel Volturno, proprio nell’area dove il governo nazionale intende realizzare un Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr). La decisione rappresenta un vincolo normativo che complica significativamente l’iter autorizzativo del progetto federale.

L’istituzione della zona protetta è stata formalizzata attraverso l’individuazione di nuove aree tutelate dalla Regione. In totale sono state identificate quattro zone di protezione speciale a livello regionale, due delle quali ricadono nella provincia di Caserta, con Castel Volturno come principale interessato. Il provvedimento è stato accompagnato da dichiarazioni ufficiali che enfatizzano la necessità di tutelare l’ambiente e le caratteristiche territoriali del litorale.

La mozione discussa in Consiglio regionale ha ottenuto l’approvazione, con argomentazioni che sottolineano come il territorio di Castel Volturno abbia necessità di investimenti in ambito ambientale e turistico, piuttosto che di infrastrutture dedicate alla gestione amministrativa di cittadini stranieri irregolari. Secondo le posizioni espresse durante il dibattito consiliare, il Cpr rappresenterebbe uno strumento obsoleto che non risponde alle attuali esigenze di accoglienza e integrazione.

Questo scontro amministrativo tra il governo centrale e la Regione Campania si inserisce in una più ampia discussione nazionale sulla localizzazione dei centri di rimpatrio. Il vincolo della zona protetta introduce ostacoli procedurali che richiedono valutazioni ambientali specifiche e compatibilità con le norme di tutela della fauna e della flora protette. La realizzazione del Cpr a Castel Volturno dovrà ora confrontarsi con questi nuovi vincoli normativi regionali.

La comunità locale di Castel Volturno ha manifestato contrarietà al progetto anche attraverso iniziative di mobilitazione civica, sottolineando come il litorale domizio meriti una valorizzazione economica legata al turismo e alla sostenibilità ambientale piuttosto che alla concentrazione di funzioni amministrative di controllo migratorio.